You can find the Italian version of this article below.

Valeria Golino‘s road to success could be defined, using an expression borrowed from literary and cultural artifices of politics, a parallel convergence. It is an apparent oxymoron that gives a good idea of her path of actress and cinematographic director: two expressively different railway tracks, yet necessary one to each other.

Euphoria, 2016

As a performer, the neapolitan filmmaker’s career starts when she is barely of age in Scherzo del destino in agguato dietro l’angolo come un brigante da strada (A Joke of Destiny), film by Lina Wertmuller in 1983, and then unfolds in a total of 103 appearances between cinema, television, and upcoming new productions, including international participations: Rain Man – L’uomo della pioggia (1988) next to Tom Cruise and Dustin Hoffman, and Lupo solitario (The Indian Runner) by Sean Penn, 1991. Not to mention numerous films in which she is directed by directors of the caliber of Francesca Archibugi, John Carpenter, Costa-Gavras, John Frankenheimer, Citto Maselli, Giuliano Montaldo, Ferzan Ozpetek, Gabriele Salvatores, Paolo Virzì, Margarethe Von Trotta and many more.

Golino was also awarded many accolades: 3 David di Donatello, 5 Nastri d’argento, 3 Globi d’oro, 3 Ciak d’oro, 2 Coppe Volpi, 2 Premi Pasinetti, 1 Premio Flaiano, 1 Premio Cabiria e 1 premio Mariangela Melato.

“Armandino e il Madre” short film set, shot by Valeria Golino. In the picture, Valeria Golino with Esther Garrel, Gianluca De Gennaro and Denis Nikolic. Picture by Gianni Fiorito.

When she debuts behind the camera in 2010 with the short film Armandino e il Madre, Valeria Golino is already a very famous actress, with dozens and dozens of performances behind her, and had worked with filmmakers coming from very different schools, nationalities and genres. Because of that, and also thanks to her family and cultural origins (she’s the daughter of an Italian Germanist and a Greek paintress of French and Egyptian blood – and spent her childhood between two of the most living, lively and heterogeneous cities of the Mediterranean: Naples and Athens), her first work is already mature, sensitive, well-balanced, both delicate and effective… Basically, near-perfect.

The film tells the story of Armandino, a very young Neapolitan boy with gypsy roots (an Avatar of Golino, with merely formal geographical and gender variations?), who looks at the Museo d’Arte Contemporanea Donnaregina – Museo Madre (Contemporary Art Museum) as if it was a home, a shelter, a cradle, but also an incredible playground. Armandino e il Madre wins a prize at Nastri d’Argento. Well deserved.

Perfect, we said. And it’s true, but without thinking about a finish line. The short film is at the same time an orchard, a seedbed, a richly sown garden, the ideal humus to sprout the two flowers of the full-length films directed by Golino during the following years.

Miele, 2013

Miele, 2013, is a very interesting work, that faces and eviscerates a very difficult theme such as assisted suicide; it is done in a completely non-trivial way, offering various point of views, some more predictable but others not so much, and at times turning on François Truffaut ways, the master of facets. And is in directing the actors that is revealed the deep and true meaning of the oxymoron ‘parallel convergence’ we used at the beginning. Golino knows well both the meaning of acting and of having to deal, as actress, with the directors’ strong personalities, whom have the camera’s butcher’s hook. She knows that, and she remembers it with humility and conviction when she’s the one holding that camera; she puts herself at the service of her performers, guiding them promptly, with excellent results in the acting of Jasmine Trinca and the great Carlo Cecchi.

Miele movie poster, 2013

In Euforia (Euphoria, 2018) the seeds, sown with her debut short film and then developed in Miele, continue to evolve and emerge. Apart from the job of directing, Valeria Golino proves she also knows feelings, where their shades lay, and she looks for and finds them in words, glances and movements of her performers. Great performance of Valerio Mastrandea, good job to Riccardo Scamarcio and the entire choir of actors (we would like to highlight Isabella Ferrari among them), an indispensable ensemble for the successful outcome of the film.

Let Golino’s journey as a director continue…

— ITALIAN (ORIGINAL LANGUAGE) —

La strada di Valeria Golino verso il successo potrebbe essere definita, con una locuzione mutuata dagli artifizi letterari e culturali del mondo della politica, una convergenza parallela, apparente ossimoro che però rende bene il suo percorso di attrice e regista cinematografica, fatto di due binari espressivi diversi, ma necessari l’uno all’altro.

Euforia (Euphoria) 2018

Come interprete, la carriera della cineasta napoletana inizia che lei è appena maggiorenne in Scherzo del destino in agguato dietro l’angolo come un brigante da strada, film di Lina Wertmuller del 1983, e si snoda poi in 103 presenze complessive, fra cinema, televisione e nuove produzioni in arrivo, fra le quali spiccano le partecipazioni internazionali: Rain Man – L’uomo della pioggia (1988), a fianco di Tom Cruise e Dustin Hoffman, e Lupo solitario (1991) di Sean Penn. Più tante pellicole in cui viene diretta da registi del calibro di Francesca Archibugi, John Carpenter, Costa-Gavras, John Frankenheimer, Citto Maselli, Giuliano Montaldo, Ferzan Ozpetek, Gabriele Salvatores, Paolo Virzì, Margarethe Von Trotta e molti altri.

Numerosi pure i riconoscimenti: 3 David di Donatello, 5 Nastri d’argento, 3 Globi d’oro, 3 Ciak d’oro, 2 Coppe Volpi, 2 Premi Pasinetti, 1 Premio Flaiano, 1 Premio Cabiria e 1 premio Mariangela Melato.

Armandino e il Madre movie poster

Quando esordisce dietro la macchina da presa nel 2010 con il cortometraggio Armandino e il Madre, Valeria Golino è dunque già un’attrice famosissima, con decine e decine di interpretazioni alle spalle, e ha lavorato con cineasti di scuole, nazionalità e generi assai diversi fra loro. Per questo, complici anche le sue origini familiari e culturali (è figlia di un germanista italiano e di una pittrice greca di sangue francesi ed egiziano e trascorre l’infanzia fra due delle città in ogni senso più vive, vivaci ed eterogenee del Mediterraneo, Napoli e Atene), la sua prima opera è già matura, sensibile, equilibrata, curata, insieme delicata ed efficace, insomma pressoché perfetta.

Il film racconta la storia di Armandino, giovanissimo napoletano di origini Rom (un Avatar della Golino con varianti geografiche e di sesso puramente formali?), che guarda al Museo d’Arte Contemporanea Donnaregina – Museo Madre, un po’ come se questo fosse una casa, un rifugio, una culla, ma anche un incredibile parco giochi. Armandino e il Madre vince un premio ai Nastri d’Argento. Meritatissimo.

Perfetto, abbiamo scritto. Ed è vero, ma senza pensare a un traguardo. Il cortometraggio è contemporaneamente un orto, un vivaio, un giardino riccamente seminato, l’humus ideale per far germogliare i due fiori dei lungometraggi diretti dalla Golino negli anni successivi.

Euforia (Euphoria) 2018

Miele, del 2013, è un’opera molto interessante, che affronta e sviscera un tema difficile come il suicidio assistito in maniera assolutamente non banale, offrendo più punti di vista, alcuni prevedibili, altri molto meno, a tratti virando su modi alla François Truffaut, maestro delle sfaccettature. È poi nella direzione degli attori che si svela il senso più profondo dell’ossimoro ‘convergenza parallela’ che abbiamo usato all’inizio. La Golino sa bene cosa voglia dire sia recitare, sia avere a che fare, da attrice, con le personalità forti dei registi, che hanno la macchina da presa dalla parte del manico. Lo sa e se ne ricorda con umiltà e convinzione quando tocca a lei impugnarla quella macchina, mettendosi al servizio dei suoi interpreti e guidandoli in maniera assai curata, con risultati di eccellenza nelle prove di Jasmine Trinca e del grande Carlo Cecchi.

In Euforia, del 2018, i semi gettati con il cortometraggio d’esordio e poi sviluppati in Miele continuano a evolversi e manifestarsi. Oltre che il mestiere di regista, Valeria Golino dimostra di conoscere i sentimenti, sa dove stanno le loro sfumature, che cerca e trova nelle parole e negli sguardi dei volti e delle movenze dei suoi interpreti. Bravissimo Valerio Mastandrea, bravi pure Riccardo Scamarcio e l’intero coro degli altri attori (fra cui segnaliamo Isabella Ferrari), un ensemble indispensabile alla buona riuscita del film.

Che il viaggio da regista della Golino prosegua…

Euphoria movie poster, 2016