You can find the Italian version of this article+interview below.

Today, to better understand what may mean to a big-shot director having debuted and, especially, having been trained with short films, we went asking directly to the author, teasing him on this topic.

That’s how, for this new article of Short to Success, we interviewed the Florentine Leonardo Pieraccioni, director on the peak of his success for more than twenty-five years (his first feature film, I LaureatiThe Graduates-, dates back to 1995), with some record highs such as, for instance, the cult film Il Ciclone (The Cyclone) from 1996, up until his last work Se son rose, 2018.

Il Ciclone (The Cyclone) 1996

Among the short films that you have directed or acted since the beginning of your career, which one do you remember as the most important?

“The first one, Flic e Floc, made with Marco Limberti and Maurizio Montagni in 1992. It was a sort of ‘dry run’ to be shown to Cecchi Gori, in order to try and make him produce my first feature film. By the way, it was the scene of a funny episode to tell: just as we were shooting, in a very sunny countryside, with Massimo Ceccherini who got sunburned, I remember a farmer – we entered his field to shoot -, who asked: ‘but, what are you doing here?’, and we answered: ‘we are shooting a film!’, and he, unconvinced by our crew on the set to an absolute minimum, said a dry: ‘you can tell that the schools are out…’”.

Flic e Floc: Limberti, Montagni, Pieraccioni and Ceccherini

Which were the locations that you preferred for your short films?

“The same I used in my full-length films: Florence, its alleys, and the surrounding countryside”.

How important were these first works in your formation as a director and therefore achieving your success?

“They’re everything! They are an exceptional gym. You can express your ideas both with a small camera of that time and with a modern smartphone. The image quality changes with a professional troupe, but what you need to say doesn’t change. I’ve been suggesting for long, to those who want to start, to make short films, perhaps to be shown in the living room to relatives and friends: if, after the projection, the old grandmother is still awake and the uncle hasn’t fainted, then you can think on making another one”.

Do you have a short film, or a scene from one of them, that you transported to one of your full-length films?

“There’s one for sure: me running in Florence’s alleys. That was a short film that I’ve never finished, but the idea was that of fleeing from something along some narrow alleyways of Florence. Obviously, as soon as I had the chance to debut with a feature film (I Laureati), that was the first image to open the story”.

If you had to go back today behind the camera to shot a short, which topic would you choose?

“Definitely one of my novels. I wrote three books of short novels: Trent’anni, alta, mora (1998), Tre mucche in cucina (2002) and A un passo dal cuore (2003). At least half of them were ideas for as many films, but had shortness of breath and became short stories”.

Il Ciclone, autographed, 1996

To conclude, what do you think about the great international creativity on the short film genre, from the proliferation of festivals to the huge production of films?

“As I said, it’s a great school, but the difference between a short and a full-length film is the same that you have between a pleasant three kilometers stroll on the beach at sunset and a forty-two kilometers marathon under the sun. A strong idea of four/ten minutes is one thing, but to develop a whole story you definitely need more breath!!!”

— ITALIAN (ORIGINAL LANGUAGE) —

Oggi, per meglio comprendere che cosa possa significare per un regista affermato avere debuttato e soprattutto essersi formato con i cortometraggi, siamo andati a chiedere direttamente all’autore, stuzzicandolo sul tema.

È così che, per questa nuova puntata di Short to Success, abbiamo intervistato il fiorentino Leonardo Pieraccioni, un regista sulla breccia del successo da ben venticinque anni (il primo lungometraggio, I Laureati, risale al 1995), con alcuni picchi record, quale, ad esempio, il cult Il Ciclone, del 1996, fino all’ultimo Se son rose, del 2018.

Il Ciclone (The Cyclone) 1996

Tra i cortometraggi che hai diretto o interpretato all’inizio della tua carriera, quale ricordi come il più importante?

“Il primo, Flic e Floc, fatto insieme a Marco Limberti e Maurizio Montagni nel 1992. Una specie di ‘prova generale’ da mostrare a Cecchi Gori per cercare di farmi produrre il mio primo lungometraggio. Tra l’altro, fu teatro di un episodio simpatico da raccontare: proprio mentre si girava, in una campagna assolatissima, con Massimo Ceccherini che si prese un’insolazione, mi ricordo di un contadino – eravamo entrati a girare nel suo campo – che ci chiese: ‘ma che ci fate qui?’, e noi: ‘giriamo un film!’, e lui secco, poco convinto dalla nostra troupe al minimo: ‘si vede che son finite le scuole…’”.

Quali erano le location che preferivi nei tuoi corti?

“Le stesse che poi ho usato nei lungometraggi: Firenze, i suoi vicoli e la campagna limitrofa”.

Quanto sono stati importanti questi primi lavori nella tua formazione registica e quindi nel raggiungimento del successo?

“Sono tutto! Sono una palestra eccezionale. Le tue idee le puoi esprimere sia con una piccola telecamerina di allora che con uno smartphone adesso. Cambia la qualità dell’immagine con una troupe professionale, ma quello che devi dire non varia. Io suggerisco da tempo a chi vuole iniziare di fare dei corti, magari da far vedere in salotto ai parenti e agli amici: se dopo la proiezione la vecchia nonna è ancora sveglia e lo zio non è svenuto, allora si può pensare anche di farne un altro”.

Se son rose, 2018

C’è qualche corto o qualche scena di un tuo corto che hai trasportato in un tuo lungometraggio?

“Uno sicuramente: io che corro nei vicoli di Firenze. Era un corto che non ho mai finito, ma l’idea era proprio di scappare da qualcosa in certe stradine strette di Firenze. Ovviamente, appena ho avuto modo di debuttare in un lungo (I Laureati), quella è stata la prima immagine di apertura della storia”.

Se tu dovessi tornare oggi dietro la macchina da presa per girare un corto, che argomento sceglieresti?

“Sicuramente un mio racconto. Ho scritto tre libri di racconti brevi: Trent’anni, alta, mora (1998), Tre mucche in cucina (2002) e A un passo dal cuore (2003). Almeno la metà erano idee per altrettanti film, ma avevano il respiro corto e sono diventati dei brevi racconti”.

Infine, cosa pensi della grande creatività internazionale intorno al genere cortometraggio, del proliferare dei festival e dell’enorme produzione di film?

“È un’ottima scuola, l’ho detto, però la differenza che c’è tra un corto e un lungometraggio è la stessa che c’è tra una piacevole passeggiatina di tre chilometri al tramonto sul mare e una maratona di 42 km sotto al sole. Un’idea forte di 4/10 minuti è una cosa, per sviluppare tutta una storia ci vuole sicuramente molto, molto più fiato!!!”

I Laureati (The Graduates) 1995