You can find the Italian version of this article below.

Today, let’s reflect on an author who is maybe less famous than the big names we discussed in the previous months in our column Short to Success.

Manele Labidi Labbé

Clearly, in this case, the success is a wish, but it is at hand, considering the first awards already received and, in any case, considering Manele Labidi Labbé’s sheer talent, French director (born in Paris in 1982) of Tunisian origins: graduated in Political Science, she initially works in the financial area, then arriving to writing for theatre, radio and television.

Two films were directed by Labidi. The first one is a short film, the second one is a full-length film already.

The filmmaker debuted in 2018 with the short film ‘Une chambre à moi‘ (literally: a room for me) of which she also signs the script, inspired by Virginia Woolf’s essay A Room of One’s Own (1929). Here’s the plot: Djuna (Zelda Perez), Léo (Sofian Khammes) and their children live in a small studio, between promiscuity choking sensations; the young woman, who by profession is a writer, is in difficulty and can’t work anymore; so, one day, to have a room on her own, she decides to take over the toilet!

Une chambre à moi‘, tragicomic short film, good and entertaining, was selected in 2019 at Angoulême International Short Film Festival and at Chacun Son Court Festival.

Golshifteh Farahani as Selma (Arab Blues)

From 2019 is her debut feature film, Un divan à Tunis (Arab Blues). The film, presented at Giornate degli Autori (Venice Days) at Venice International Film Festival in 2019, wins the Audience BNL Award; Arab Blues tells the story of the Tunisian psychoanalist Selma Derwich (portrayed by the Iranian actress Golshifteh Farahani) who, after some years spent in Paris, goes back to her Tunis bringing with her the desire to open her own professional studio.

Labidi, for Arab Blues was compared to Woody Allen himself, signs the direction and script, the latter in collaboration with Maud Amelie. Among the performers were Majd Mastoura and Aïsha Ben Miled.

Her film is not a masterpiece, however it is a work full captivating and witty cues, and shows to the world one of Tunis’ hidden sides; a Tunis that does not only represent itself, but also in general a place in which one desires to come back, thinking to know how it will be and then finding out that things, at least a bit, are a bit different than expected; it is a Tunis that represents the roots that we thought we knew and that will bring us to new dimensions. Between comedy and psychoanalysis, challenge and irony, the French-Tunisian director shifts pretty well, avoiding with grace and intelligence obvious solutions and situations; she develops, in fact, the topic from the short she debuted with. Award in Venice well deserved for Arab Blues: for Labidi, first success achieved, trust from audience and critics gained. Now she just needs to consolidate both: she is not missing the makings. Not at all.

Selma and her cousin

I leave you this link for Arab Blues‘ trailer: IMDb.

If you are interested in deepening your knowledge on Manele Labidi Labbé, you can visit the following YouTube page, full of contributions about her, here: YouTube.

— ITALIAN (ORIGINAL LANGUAGE) —

Soffermiamoci oggi su un’autrice forse meno famosa dei grandi nomi che abbiamo trattato negli scorsi mesi nella nostra rubrica Short to Success.

Locandina de Un divano a Tunisi

È evidente che, in questo caso, il successo è un auspicio, ma decisamente a portata di mano, visti i primi riconoscimenti già ottenuti e, in ogni caso, considerato l’indubbio talento di Manele Labidi Labbé, regista francese (è nata a Parigi nel 1982), ma di origini tunisine: laureata in Scienze Politiche, inizialmente lavora nell’àmbito finanziario, per poi arrivare alla scrittura per teatro, radio e televisione.

Due i film girati dalla Labidi. Il primo è un cortometraggio, il secondo è già un lungometraggio.

La cineasta esordisce nel 2018 con il corto ‘Une chambre à moi’ (letteralmente ‘Una stanza per me’), del quale firma anche la sceneggiatura, ispirandosi al saggio di Virginia Woolf A Room of One’s Own (1929). La trama: Djuna (Zelda Perez), Léo (Sofian Khammes) e il loro bambino vivono in un minuscolo studio, tra promiscuità e sensazioni di soffocamento; la giovane, che di professione fa la scrittrice, è in difficoltà e non riesce più a lavorare; è così che, un giorno, per avere una stanza per sé, decide di appropriarsi dei servizi igienici!

‘Une chambre à moi’, corto tragicomico, indovinato e divertente, è stato selezionato nel 2019 all’Angoulême International Short Film Festival e al Festival Chacun Son Court.

Golshifteh Farahani è Selma in Un divano a Tunisi

Del 2019 è il suo lungometraggio d’esordio, Un divano a Tunisi (Un divan à Tunis, nella distribuzione anglosassone conosciuto anche come Arab Blues). Il film, presentato alla Giornate degli Autori della Mostra del Cinema di Venezia del 2019, dove si aggiudica il Premio del pubblico BNL, racconta la storia della psicanalista tunisina Selma Derwich (l’attrice iraniana Golshifteh Farahani), la quale, dopo alcuni anni trascorsi a Parigi, torna nella sua Tunisi portando con sé il desiderio di aprire un proprio studio professionale.

La Labidi, che, per Un divano a Tunisi, è stata accostata addirittura a Woody Allen, firma la regia e la sceneggiatura, quest’ultima in collaborazione con Maud Ameline. Fra gli altri interpreti: Majd Mastoura e Aïsha Ben Miled.

Il suo film non è un capolavoro: è tuttavia un’opera ricca di spunti accattivanti e arguti, che mostra al mondo uno dei lati nascosti di Tunisi, una Tunisi che però non rappresenta solo se stessa, ma anche, in generale, un luogo in cui si desidera ritornare pensando di sapere come sarà per poi scoprire che le cose, almeno in parte, stanno in maniera un po’ diversa dal previsto, una Tunisi che simboleggia le radici che credevamo di conoscere e che ci condurranno verso nuove dimensioni. Tra commedia e psicanalisi, sfida e ironia, la regista francotunisina si muove piuttosto bene, evitando con grazia e intelligenza soluzioni e situazioni scontate e sviluppando, di fatto, le tematiche del corto di esordio. Premio a Venezia meritato per Un divano a Tunisi: per la Labidi, primo successo raggiunto e fiducia di pubblico e critica guadagnata. Adesso c’è da consolidare entrambi: la stoffa non manca. Tutt’altro.

Selma e lo zio

A questo link il trailer di Un divano a Tunisi: qui.

Chi vuole approfondire la conoscenza di Manele Labidi Labbé può visitare questa pagina di Youtube, dove molti sono i contributi che la riguardano: qui.