You can find the Italian version of this article below.

One of the Italian cinema masters, for whom the short film dimension had a meaning and a distinctive flavor, is with no doubt Ermanno Olmi (1931-2018). Author of great movies, very rich regarding themes and length, such as L’albero degli zoccoli (The Tree of Wooden Clogs, 1978), La leggenda del santo bevitore (The Legend of the Holy Drinker, 1988) and Lunga vita alla signora! (Long Live the Lady!, 1987), in the first part of his long career, he in fact directs plenty of short films, a format which he never abandoned during his life.

L’albero degli zoccoli

Out of 93 credits as a director, actually 48 are short film directions, of which about thirty concentrated in the first ten years of activity.

To intimist and delicate full-length film like his debut one, Il tempo si è fermato (Time Stood Still, 1959), or to others such as Il posto (1961) and I fidanzati (The Fiances 1963), the Lombard filmmaker alternates a whole range of industrial shorts of documentary-style character, in which the essentiality of his style is forged; a style that, during the years, he will be able to develop with spirituality, poesy, delicacy and, at the same time, concreteness, face of reality, human observation and care of the details.

His adventure in the cinema world starts with a change of address, but the registry office has little to do about it. The important event is his relocation from his birthplace, Bergamo, to Milan, where Olmi enrolls in acting classes at Accademia di Arte Drammatica (Academy of Dramatic Art) and is hired in the role of delivery guy at Edison-Volta, passing then to organizing leisure activities for the employees, with particular reference to cinema: it’s how the young Olmi finds himself documenting the industrial productions with shorts and documentaries. Nothing more welcome for him who, as a filmmaker, gets educated like that, on the field, by holding the camera and going, basically, on the road.

As it has been said, the short films he directs during those years are many, made in this authentic school both for life and profession. We will mention some of them.

Il posto

La diga del ghiacciaio (YouTube link) from January 1955 documents the construction of Diga del Sabbione, Enel’s biggest hydroelectric basin, located in Piedmont, almost 2500 meters above sea level.

From 1958 is Tre fili fino a Milano (YouTube link). The synopsis is published on the YouTube channel ‘Edison Channel’, where is possible to watch the film, and is meaningful to understand the nature of Olmi’s documentary cinema, but also its successive applications: “The inhabitants of the area look curious at the construction of the pylons of the electricity network on their mountains. The director’s camera documents the fatigue of this work in high-altitude, lightened up by a chat in a moment of break or a song. The camera films the workmen busy assembling a 222.000-volt electricity network in Val Daone, in Alto Chiese [Trentino], even when nothing important for the documenting of work seems to happen, and the voiceover limits its speech to the bare minimum. Absolute protagonists are the farmers and workers that realize and live the changes in the valley and whom, for the director, are the real recipients of the film. ‘The person who gets involved in a film of mine, presents themselves with their skin. Of this person I catch the actions they will spontaneously do, without the mediation of artificiality of the actor… For instance, the worker that must interpret the role of a worker, acts like one not only because has the face of a worker, but also because has the constitution of the worker inside. The actor is, instead, is brought to do an impersonation of a worker. In the cinema I want to do, which is a cinema that intends to be of comparison between ourselves and life, this mystification cannot be right’ (Ermanno Olmi)”.

La diga del ghiacciaio

From 1961 is Un metro è lungo cinque (YouTube link), another dam story, this time the dam of Reno di Lei, in the province of Sondrio which, between the double curvature dam type, presents the largest development of crowning in the world. The narration, however, is anything but overly technical or aseptic, being it accompanied by the fundamental human factor, here represented by the conversations and anecdotes of the senior foreman.

As we said, to the dimension of short film and documentary, Olmi will remain attached also later in his life. His second-last film, Il pianeta che ci ospita (2015), realized with the collaboration of Giacomo Gatti in the direction and the executive production from Movie People, is the 11 minutes documentary that inaugurates Expo 2015.

Lastly, for the uninitiated, we point out that, in Bergamo, the Premio Ermanno Olmi has been existing for years, an international recognition to the best short film, which aims to support and promote the work of Italian and foreign directors who have not exceeded 30 years of age. The deadline to participate to the 2021 edition is next October 16th.

— ITALIAN —

Uno dei Maestri del cinema italiano per il quale la dimensione del cortometraggio ha un significato e un sapore particolari è senz’altro Ermanno Olmi (1931-2018). L’autore di grandi film, anche sostanziosi quanto a tematiche e durata, quali L’albero degli zoccoli (1978), La leggenda del santo bevitore (1988) e Lunga vita alla signora! (1987), nella prima parte della sua lunga carriera, dirige infatti moltissimi corti, un formato che non ha abbandonato mai nel corso della vita.

L’albero degli zoccoli

Dei 93 credits come regista, ben 48 sono direzioni di cortometraggi, una trentina dei quali concentrati nei primi dieci anni di attività.

A lungometraggi intimisti e delicati come quello d’esordio, Il tempo si è fermato (1959), o come altri quali Il posto (1961) e I fidanzati (1963), il cineasta lombardo alterna tutta una serie di corti industriali a carattere documentaristico, in cui si forgia l’essenzialità del suo stile che, negli anni, saprà sviluppare con spiritualità, poesia, delicatezza e, insieme, concretezza, attinenza alla realtà, osservazione umana e cura dei particolari.

Locandina de I fidanzati

La sua avventura nel mondo del cinema inizia con un cambio di residenza, ma l’anagrafe c’entra ben poco. L’evento importante è il suo trasferimento dalla natìa Bergamo a Milano, dove Olmi si iscrive ai corsi di recitazione dell’Accademia di Arte Drammatica e viene assunto in qualità di fattorino presso la Edison-Volta, passando poi all’organizzazione delle attività ricreative per i dipendenti, con particolare riferimento al cinema: è così che il giovane Olmi si ritrova a documentare le produzioni industriali con cortometraggi e documentari. Niente di più gradito per lui, che, come cineasta, si forma così, sul campo, impugnando la macchina da presa e andando, praticamente on the road.

Come si è detto, sono molti i corti che dirige in questi anni, in questa autentica scuola di vita e professione. Ne ricordiamo alcuni.

I fidanzati

La diga del ghiacciaio (link YouTube), del gennaio del 1955, documenta la costruzione della Diga del Sabbione, il più grande bacino idroelettrico dell’Enel, situato in Piemonte a quasi 2500 metri di altezza sul livello del mare.

Del 1958 è Tre fili fino a Milano (link YouTube). La sinossi pubblicata sul canale YouTube Edison Channel, dove è possibile visionare il film, è significativa per comprendere la natura del cinema documentario di Olmi, ma anche le sue applicazioni successive: “Gli abitanti della zona guardano curiosi la costruzione dei piloni della rete elettrica sulle loro montagne. La camera del regista documenta la fatica di questo lavoro ad alta quota alleggerita da una chiacchierata in un momento di pausa o da una canzone. La telecamera riprende gli operai impegnati nel montaggio di una linea elettrica a 220.000 volt in Val Daone nell’Alto Chiese [Trentino], anche quando non sembra succedere nulla di importante per la documentazione dei lavori e la voce over limita i propri interventi al minimo indispensabile. Protagonisti assoluti sono i contadini e gli operai che realizzano e vivono il cambiamento della valle e che, per il regista, sono i veri destinatari dell’opera. ‘La persona che viene coinvolta in un mio film…si presenta con la propria pelle. Di questa persona colgo le azioni che essa farà spontaneamente senza la mediazione dell’artificio dell’attore… Per esempio, l’operaio che deve interpretare un ruolo di operaio agisce come tale non solo perché ha la faccia dell’operaio, ma perché dentro ne ha la costituzione. L’attore invece è portato a fare il verso all’operaio. Nel cinema che voglio fare io, cioè un cinema che intende essere di confronto di noi stessi con la vita, questa mistificazione non può andare bene’ (Ermanno Olmi)”.

Locandina de Il posto

Al 1961 risale Un metro è lungo cinque (link YouTube), altra storia di una diga, questa volta la diga del Reno di Lei, in provincia di Sondrio, che, tra le dighe del tipo a volta a doppia curvatura, presenta lo sviluppo di coronamento più ampio del mondo. La narrazione, però, è tutt’altro che tecnicistica o asettica, essendo accompagnata dal fondamentale fattore umano, qui rappresentato dai discorsi e dagli aneddoti dell’anziano capomastro.

Come dicevamo, alla dimensione del cortometraggio e del documentario, Olmi rimarrà affezionato anche in tarda età. Il suo penultimo film, Il pianeta che ci ospita (2015), realizzato con la collaborazione alla regia di Giacomo Gatti e la produzione esecutiva di Movie People, è il documentario di 11 minuti che inaugura Expo 2015.

Infine, per chi non lo sapesse, segnaliamo che, a Bergamo, esiste da tempo il Premio Ermanno Olmi, un riconoscimento internazionale per il miglior cortometraggio, che mira a sostenere e promuovere i lavori dei filmakers italiani e stranieri che non abbiano superato i trent’anni di età. Il termine per partecipare all’edizione 2021 è il prossimo 16 ottobre.

Tre fili fino a Milano