— ITALIAN VERSION BELOW —

Ennio Lorenzini (on the 40th of his passing)

Events in life also tell, unfortunately, stories of success destined to not have a sequel because fate decides in lieu of the will of the person.

That is the case of the Roman director Ennio Lorenzini, of whom occurs the 40th anniversary of his disappearance, which happened, always in the Capital, on March 15th 1982, when he was only 48.

Lorenzini was formed at the court of the Romagnol director, producer and screenwriter Gian Vittorio Baldi, a very important name in the field of small format – suffice it to say that, between 1958 and 1960, he wins two prizes at the Mostra del Cinema di Venezia precisely for short films – and also in the field of documentary, thanks to which Lorenzini will also dedicate himself to.

His first experience is exactly in a short documentary, ‘Frana in Lucania‘, January 1960, obviously shot in Basilicata and produced by S.E.D.I, in which he is assistant to the director for Luigi di Gianni, another great author of documentary short films.

Quanto è bello lu murire acciso

Lorenzini debuts as director on June 30th 1962 with the short film ‘Gerardo e il monumento‘, produced by Italian International Film.

After that, he dedicates to documentaries. From 1964 is ‘Les mains libres‘, which – as we could retrace – comes out only in France and is produced by the Algerian Casbah Film.

Then comes success, with a full-length film from 1975, ‘Quanto è bello lu murire acciso‘, the story of the patriot Carlo Pisacane (the one from the Risorgimental expedition in 1857 and from the poem ‘La spigolatrice di Sapri‘ by Luigi Mercantini: “Eran trecento, eran giovani e forti…”) revisited in a non-rhetorical sense, spontaneous, and not without more or less veiled allusions to the figure and concrete images of Ernesto Che Guevara’s story, as is also observed by two of the Italian major critics and historians of cinema, Giovanni Grazzini and Tullio Kezich.

Likewise, an illustrious Lorenzini colleague, Carlo Lizzani, in his renowned work ‘Il cinema italiano 1895-1979‘, published by Editori Riuniti, writes that the author of ‘Quanto è bello lu murire acciso‘ refuses “programmatically a consolatory political discourse” and describes it as one of the “undeniable talents“ of national cinema from those years.

Quanto è bello lu murire acciso

Also Filmtv.it notes that “’Quanto è bello lu murire acciso‘ is a good film, halfway between the last Rossellini and Taviani brothers, which in the ending allows itself an explicit homage to Salvatore Giuliano di Rosi and associates Piscane to Che Guevara and all martyrs of social injustice”.

Fact remains that, with this film, which offers a cast of prestigious actors – Stefano Satta Flores as main protagonist, Giulio Brogi in the role of the clearheaded Borbonic Major De Liguoro, Alessandro Haber which acts as Nicotera and Angela Goodwin who is the face of Enrichetta – and accompanied by beautiful songs from the great Roberto De Simone, Ennio Lorenzini makes a good score of acknowledgements: special prize for direction at David di Donatello, Nastro d’argento as best Italian debutant director and Globo d’oro to the best first work.

Unfortunately, the artistic and human parable of Lorenzini stops hear. The Roman filmmaker, in fact, dies in 1982 after a long illness, without having the opportunity of gifting us new big films: so, a meteor against his will. But an artist who, today, forty years after his death, it seems right to remember.

Quanto è bello lu murire acciso
— VERSIONE LINGUA ORIGINALE: ITALIANO —

Ennio Lorenzini (nel 40° della scomparsa)

I casi della vita raccontano, purtroppo, anche storie di successo destinate a non avere un seguito perché la sorte decide al posto delle volontà della persona.

È il caso del regista romano Ennio Lorenzini, del quale ricorre il 40° anniversario della scomparsa, avvenuta, sempre nella Capitale, il 15 marzo del 1982, a soli 48 anni di età.

Lorenzini si forma alla corte del regista, produttore e sceneggiatore romagnolo Gian Vittorio Baldi, un nome importantissimo nel settore del piccolo formato – basti pensare che, tra 1958 e 1960, vince due premi alla Mostra del cinema di Venezia proprio per i cortometraggi – e anche in quello del documentario, genere al quale si dedicherà pure Lorenzini.

La sua prima esperienza è proprio in un cortometraggio documentario, ‘Frana in Lucania’, del gennaio del 1960, girato ovviamente in Basilicata e prodotto dalla S.E.D.I., in cui è assistente alla regia di Luigi Di Gianni, altro grande autore di corti a carattere documentaristico.

Lorenzini esordisce nella regia il 30 giugno del 1962 con il corto ‘Gerardo e il monumento’, prodotto dalla Italian International Film.

Dopo di che, si dedica ai documentari. Del 1964 è ‘Les mains libres‘, che – a quanto abbiamo potuto ricostruire – esce solo in Francia ed è prodotto dalla algerina Casbah Film.

E poi arriva il successo, con un lungometraggio del 1975, ‘Quanto è bello lu murire acciso’, la storia del patriota Carlo Pisacane (quello della spedizione risorgimentale del 1857 e della poesia ‘La spigolatrice di Sapri’, di Luigi Mercantini: “Eran trecento, eran giovani e forti…”) rivisitata in senso non retorico e spontaneistico e non senza allusioni più o meno velate alla figura e a immagini concrete della vicenda di Ernesto Che Guevara, come osservano anche due tra i maggiori critici e storici italiani del cinema, quali Giovanni Grazzini e Tullio Kezich.

Pure un illustre collega di Lorenzini, Carlo Lizzani, nella sua celeberrima opera ‘Il cinema italiano 1895-1979’, pubblicata da Editori Riuniti, scrive che l’autore di ‘Quanto è bello lu murire acciso’ rifiuta “programmaticamente un discorso politico consolatorio” e lo descrive come uno dei “talenti indiscutibili” del cinema nazionale di quegli anni.

Anche Filmtv.it nota che “’Quanto è bello lu murire acciso‘ è un buon film, a metà strada tra l’ultimo Rossellini ed i fratelli Taviani, che nel finale si concede un omaggio esplicito al Salvatore Giuliano di Rosi ed apparenta Pisacane a Che Guevara e a tutti i martiri dell’ingiustizia sociale”.

Sta di fatto che, con questo film, che offre un cast di attori di prestigio – Stefano Satta Flores nei panni del protagonista, Giulio Brogi nel ruolo del lucido Maggiore borbonico De Liguoro, Alessandro Haber che interpreta Nicotera e Angela Goodwin che dà il volto a Enrichetta – e accompagnato dalle belle canzoni del grande Roberto De Simone, Ennio Lorenzini fa il botto di riconoscimenti: premio speciale per la regia al David di Donatello, Nastro d’argento come migliore regista italiano esordiente e Globo d’oro alla migliore opera prima.

Purtroppo, la parabola artistica e umana di Lorenzini si ferma qui. Il cineasta romano, infatti, muore nel 1982 a seguito di una lunga malattia, senza avere l’opportunità di regalarci nuove grandi pellicole: una meteora suo malgrado, quindi. Un artista, però, che oggi, a quarant’anni dalla scomparsa, ci sembra doveroso ricordare.